My Home, My Japan

Apro la finestra, uno spicchio di sole dietro al tetto del palazzo.
Scendo in strada, il cielo azzurro e profumo di casa.
Attraverso al semaforo che con simpatiche note mi avvisa che adesso è sicuro attraversare; lo lascio alle mie spalle sapendo che al ritorno sarà lì ad accogliermi. Mi fermo da Starbucks per deliziarmi di gentilezza, caffè e parole che mi ricordano l’Italia: ” カプチーノを ください – Un Cappuccino per favore”.
Salgo sulla metro, il viaggio verso Buddha è lungo e posso concedermi quindi, la libertà, di osservare da più vicino il paesaggio e quelle persone che stanno vivendo con me, quel mondo scintillante. Vedo case, colline, fiumi che alla mente mi riportano ai fondali dei manga che leggevo da piccola. Il sole illumina tutto e diverte nel giocare con le ombre. La mente è così limpida, rilassata perché sa di non poter desiderare altro. Ancora alcune fermate, che preferisco trascorre in piedi per dare sollievo alle gambe stanche di un anziano, che dopo un primo rifiuto ha circondato di un caldo sorriso di gratitudine e inchino la mia cordiale insistenza. Ma ecco, finalmente arrivo!
Scendo salutandolo con inchino a mia volta e percorro una nuova strada disegnata da profumo d’incenso e veloci portantine trainate da bronzei fantini. Prima di giungere a destinazione decido di concedermi un peccato di gola ed entrando in un zuccheratissimo negozio mi accorgo presto che, ad essere squisite non siano soltanto i dolci, ma anche la gentilezza con cui vengo accolta:
“いらっしゃいませー – Benvenuti”.
Percorro le ultime miglia grazie al sapore rigenerativo di quei dolcetti che in realtà, si sono rivelati essere i miei preferiti, quelli che in poco tempo, ho imparato ad amare: gli azuki. Adesso sono alla grande entrata, per purificarmi  bagno le mani delle quali per qualche secondo sono invidiosa per poter fuggire dall’arsura incalzante. Svoltato l’angolo, un’occhiata verso il tempio ed eccolo: il Grande Buddha di Kamakura! Imponente e rassicurante mi stava aspettando. Ha gli occhi chiusi ma sa che ci sono e allora penso alla mia fede se ce l’ho e all’improvviso sento che non ha alcuna importanza. Senza rendermene conto prego, lo faccio per la prima volta sentendolo davvero.

Il Giappone è così, è come ritrovarsi catapultati in un altro mondo, lo senti vicino come se ti appartenesse da sempre. Il Paese delle Meraviglie che non finirà mai di sorprenderti, lo stesso paese che non sa se volerti tenere con se per sempre o lasciarti andare. Dopo la lunga giornata finalmente, apro la porta della mia stanza, girando la maniglia al contrario rispetto a come farei, lascio fuori le scarpe e infilo le mie comode ciabatte comprate per 100yen da Lawson. Lascio scivolare dalle dita il sacchetto della spesa con i miei ultimi capricci e l’immancabile caffè in brick di tutti i gusti tranne quello al Maccha, che proprio non vuole saperne di rendersi amabile al mio palato occidentale. Nella mente ora, sfreccia per poi uscire subito dalle labbra, la parola che racchiude in se il significato di tutta la mia giornata: “ただ今 – Sono a casa!”.

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