Un battito di ciglia, tutto può cambiare

La bambina dai Riccioli d'Oro

Il coniglietto di pezza guardava il cielo, che triste come lo era lui, lasciava cadere grandi lacrime fredde e insapori.
Era lì da più di un’ora, steso su quel marciapiede ruvido e sporco, dove era stato lasciato cadere senza rimpianti.
Quella bambina. Sì, quella bambina dai riccioli dorati con cui era cresciuto, era arrivata a preferire quella grande tavoletta nera, che contiene al suo interno mille e mille mondi e sul quale, basta scorrere un semplice dito. Credeva sarebbero rimasti insieme per sempre, per tutta la vita ma si sbagliava. Le cose belle, sono destinate a non durare per sempre, così come la felicità. Chi più di lui adesso poteva saperlo? Il bottoncino del suo occhietto destro sfilacciato, sul quale un randagio si era divertito e la sua spalla, dalla quale si intravvedeva un po’ d’imbottitura. Il non poter essere più utile, l’essere stato dimenticato, rendeva il suo animo pesante. Il dolore era così tanto da desiderare di non esistere più. Così in un battito di ciglia, si lasciò trascinare via.

Quella sera, il piccolo fuocherello di vita, acceso da quella bambina dai riccioli biondi, molti anni prima si spense.

Una bambina dai capelli castani con le calze rotte e gli abiti fradici, piangendo, stava barcollando in una stradina buia del centro città. La piccola s’era persa molte traverse prima, dove la madre disperata, ancora continuava a cercarla chiamando il suo nome. Il suo sbaglio più grande era stato quello di seguire le bellissime luci natalizie che decoravano le cime degli alberi e così di punto in bianco s’era trovata a raggiungere l’ultima, dove arrivata trovò ad aspettarla altro che il buio. Spaventata, senza luci di conforto, si era ritrovata lì, ad inciampare su scalini e ciottoli nascosti dall’oscurità.
Quando credette ormai che sarebbe rimasta sola per sempre, quando per un attimo lungo un battito di ciglia, pensò che avrebbe fatto di tutto per trovare qualcuno che le fosse amico, ecco che da dietro una curva i fanali di un’auto, illuminarono qualcosa, che piano piano, iniziò a brillare.  Asciugandosi gli occhi e facendosi coraggio, corse verso quel tenue bagliore, lo raggiunse e chinandosi lo guardò meglio. Era un coniglietto di pezza.
Era brutto, bagnato, sporto e rotto. Ma quell’occhietto, quel bottone dorato, brillava di una luce così bella così confortante, proprio come quella di casa. Rincuorata prese il piccolo fazzoletto di stoffa dalla tasca e lo usò per accarezzare e pulire dolcemente la fronte soffice del coniglietto.
«Anche tu ti sei perso? Da quanto tempo te ne sei stato qui sotto la pioggia? Guarda, sei tutto zuppo!»
La bocca del peluche però, era tesa in una linea priva d’emozioni. La bambina, sebbene avesse sperato in una sua risposta, non s’intristì troppo quando non la ricevette.
«Sono stata sciocca, senza pensarci troppo mi sono allontanata per seguire ciò che mi piaceva e ora ho perso la cosa più importante per me. Ma anche tu devi aver perso qualcosa d’importante, i tuoi occhi sono così tristi.» disse stringendo a se il coniglietto di pezza.
Indicando la spalla del peluche da cui usciva la soffice imbottitura bianca e il suo ginocchio sbucciato che sbucava dalle calze rotte: «Io e te, siamo davvero simili: soli e rotti. Credo proprio che dovremmo stare insieme, così forse lo saremo un po’ di meno no? Aspettiamo qui la mia mamma, ora che siamo in due sono sicura che arriverà.»

Una signora, con il cappotto rosso e i capelli neri mossi in bellissime onde, correva a perdifiato per le strade illuminate e decorate a festa, per quel Natale ormai vicino. Era la vigilia e poco prima stava acquistando gli ultimi regali da mettere sotto l’albero quando, la figlia, era improvvisamente scomparsa sotto i suoi occhi. Neanche lei sapeva come fosse potuto accadere, un’attimo prima era lì e quello dopo niente sparita nel nulla. Forse era stata distratta, troppo concentrata nello scegliere cosa fosse meglio e per chi, quale colore s’intonasse all’altro. Forse se non si fosse persa troppo nelle banalità e nei suoi pensieri, se non si fosse soffermata per un attimo a pensare quanto sarebbe stato più rilassante lo shopping da sola, come faceva quando ancora non era sposata. Forse adesso la sua bambina sarebbe ancora accanto a lei. Eppure era stato davvero solo un momento così breve, come  un battito di ciglia, in cui tutto era improvvisamente cambiato. Si pentì amaramente della sua disattenzione, con il terrore nel cuore di non riuscire più a trovare la sua piccola. Ormai aveva percorso in lungo e largo le strade, fermato passanti e chiesto ai venditore delle bancarelle se avessero visto una bimba di all’incirca sei anni, con un cappottino blu e le calze rosse, ma nessuno sembrava averla notata. Seguì la strada alberata, quella che la figlia adorava più di tutte e svoltato l’angolo, dove l’ultima luce andava col spegnersi, finalmente la trovò.

Anche la piccola che in cuor suo aveva continuato a coltivare la speranza, vedendola le corse incontro lasciandosi andare in una pianto liberatorio, questa volta di felicità.
«Mamma, mamma, finalmente ci hai trovato. Ti abbiamo aspettata tanto, ma finalmente sei qui!»
La donna con le gambe tremanti dallo stress e dalla paura provata la strinse a sé ancora più forte.
«Tesoro mio, lo sai che riesco a trovarti sempre, non importa come, ovunque tu sia, arriverò!»
Un momento per riprendere il controllo dei battiti dei loro cuori.
«Ma che cos’hai dentro al cappotto?» disse la mamma preoccupata. La bimba sorridendo, sbottonandosi, fece uscire le lunghe orecchie e il musetto peloso del coniglietto di pezza.
«Lui è un amico che ho trovato qui, aveva perso come me la cosa più importante. Gli ho detto che può venire a casa con noi. Posso portarlo vero?»
La donna, la mamma, sorridendo guardò quel fragile coniglietto accoccolato nel cappotto della figlia.
«Signor Coniglio, benvenuto in famiglia! Con un po’ di ago e filo e un bel bagno caldo, ti rimetteranno in sesto!» disse facendogli l’occhiolino.

La bambina che si era persa

La bambina e il coniglietto ormai erano al sicuro nelle braccia grandi e rassicuranti della mamma ma la piccola, prima di scivolare nel sonno, volle sussurrare ancora qualcosa nell’orecchio teso del peluche: «Ora non siamo più soli, ora ho trovato la cosa più importante che avevo perso, la mia mamma, perciò voglio che sia così anche per te, vorrei che tornassimo ad essere uguali. D’ora in poi, mi permetterai di essere, la cosa che per te è più importante?»

Questa volta, la piccola s’addormento senza poter aver l’occasione di ascoltare la sua risposta. Ma anche se fosse riuscita a rimanere sveglia, non sarebbe comunque riuscita a vedere. Quella lunga linea nera cucita sulla stoffa, quella bocca, prima nient’altro che un filo scuro senza emozioni, s’incurvò per magia in un bellissimo sorriso.

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