Il nonno e la bambina, sogni e felicità

Artist: TuzisakaIn cucina la bambina, seduta sulla sedia, faceva oscillare le piccole gambe, che per molto tempo non sarebbero riuscite a raggiungere il pavimento. Un foglio, colori e matita, tutto quello di cui aveva bisogno. Aveva spesso quei momenti, quelli in cui realizzava di essere una grande artista e lasciava trapelare su carta, sogni e pensieri. Anche il nonno era in cucina, buttava sale grosso nella pentola d’acqua bollente. Pasta al ragù, uno di piatti che gli riusciva meglio. Il sole faceva capolino dalla porta finestra e il vento fresco portava primavera.  Alla bambina piaceva vedere il nonno cucinare e anche se il menù era limitato, i suoi piatti erano i migliori. Alzato lo sguardo dal foglio, contava e memorizzava ogni movimento. “L’acqua bolle, sale e poi la pasta! Si gira la gallina per contare il tempo e si mescola! In fondo cucinare non è così difficile”, diceva il sorriso della bambina.
«Che hai da sorridere così?» gli chiese il nonno curioso.
«Per sorridere ci sono tanti motivi? Non basta essere felici?» disse con la bocca sorridente, a cui mancavano ancora diversi dentini. La semplicità e sincerità con cui la bambina gli rispondeva, lo sorprendeva piacevolmente ogni volta.
«Certo che una cucina ha bisogno di tanti barattoli!» disse la piccola, scrutando i misteriosi ripiani della cucina.
«Non è la cucina ad averne bisogno ma noi grandi, per conservare e trovare le cose imporanti che ci servono».
La bambina era perplessa. Non aveva mai pensato che i barattoli potessero essere una cosa così importante.
«E’ per questo che tu e la mamma non mi ci fate giocare? Perchè sono importanti?»
«Non ti ci facciamo giocare perchè tu sei importante, e potresti farti male se si rompessero»
«Ma se anche io sono importante, dovrei stare dentro un barattolo!» disse  contrariata.
Il nonno girando la pasta ridendo rispose: «Non tutte le cose importanti, possono essere conservate in un barattolo. I sorrisi, l’allegria, l’immaginazione e soprattutto le persone, non possono esserlo».
A quel punto però sul volto della bambina, iniziarono a scivolare grandi lacrime. Sembrava davvero disperata, come se quella notizia l’avesse sconvolta. Il nonno si inginocchio e le prese le mani mentre ancora singhiozzando tirava su col naso.
«E ora perchè piangi?» disse poi carezzandole la testa.
«Se nei barattoli non posso mettere tutto, allora il mio disegno è sbagliato. Ci ho messo così tanto per farlo e ora devo buttarlo». rispose stropicciandolo.
Il nonno prese il foglio e con le grandi mani lo stirò con forza. Nel disegno c’erano due grandi barattoli. Il primo sigillato con un  tappo in sughero, sull’etichetta recava la scritta “Felicità”, sull’altro al contrario non sigillato, vi si poteva leggere “Sogni”. Il disegno era quello di un bambino, eppure sembrava così carico di significato. «Il tuo disegno non è sbagliato» disse rincuorandola. «Nella fantasia dei bambini tutto diventa possibile, anche questi barattoli! Però, penso che dovresti finirlo, manca ancora un tappo no?»
Ma quando il nonno allungò il pastello azzurro verso la piccola, lei scuotendo la testa rispose: «Ma io ho finito il mio disegno. Vedi, la felicità bisogna lasciarla chiusa, in modo che possa essere conservata sempre, i sogni invece, devono essere lasciati liberi se no, non possono diventare veri».
Così come le gambe di un bambino seduto su una sedia che non riescono a toccare terra non lo rendono “piccolo”, così l’età e l’altezza di noi adulti non ci rendono autamaticamente “grandi”.

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