Neve che scioglie il Sale

Artist: Koyo

“A tutte le persone che hanno creduto alle Favole.
A tutte le persone che anche nella vita vera, si aspettano il lieto fine”

Un suono lungo, piatto e vuoto.
Voci, tante voci, frenetiche e chiassose poi più nulla, tutto scompare.

* * *

Gli occhi chiusi affinano i sensi.
Il tepore del sole sulla pelle, il frinire delle cicale.
Nell’aria profumo di fieno e di estate.
Yukie aprì gli occhi ma lentamente, per non lasciare scivolare via neanche una di quelle sensazioni. Un cielo limpido senza nuvole, azzurro come il mare in settembre. Allungò le braccia come se volesse stiracchiarsi ma il realtà voleva accarezzare le spighe selvatiche. Toccarle la faceva sorridere anche se l’espressione più corretta sarebbe dire le facessero il solletico, come la correggeva sempre il nonno. Nonostante fosse nata in estate, il suo nome richiamava la neve. Sua madre si aspettava di averla i primi di Novembre, ma a quanto pare la piccola aveva fretta di vedere il mondo e quindi un caldo pomeriggio d’Agosto, in un bellissimo prato di spighe e papaveri,  diversamente da quanto era già stato programmato, nacque. Come ho detto, aveva fretta.

Raggiunto il limite massimo oltre cui non poteva che scoppiare a ridere, si mise a sedere e di scatto alzandosi in piedi, forse un pò troppo velocemente, perchè la testa iniziò a girarle, guardò tutto ciò che aveva attorno. Amava il suo piccolo paesino, perchè al suo interno c’era tutto quello che potesse desiderare e forse in fondo, anche lui a sua volta un pò l’amava. Guardando la strada poi, notò qualcosa d’insolito. Un ragazzo a testa bassa stava camminando tranquillamente in mezzo alla strada come se le macchine e soprattutto i trattori per lui non esistessero. Ne stava arrivando uno proprio in quel momento, Yukie lo poteva vedere. Di un rosso fiammante, andava a tutta velocità e in un paio di minuti, sarebbe sbucato da dietro la curva. Di colpo sbiancò. Corse, corse come non aveva mai fatto in tutta la sua vita, ma purtroppo sapeva di essere troppo lontana e che il ragazzo se ne sarebbe accorto tardi. Chiuse forte gli occhi, un pò per lo sforzo un pò per paura e con un ultimo salto inaspettatamente urtò violentemente qualcosa cadendo a terra. Ovviamente era atterrata di faccia. Come dice sempre sua madre, le mani per lei sono un optional e nei momenti di bisogno, finiscono sempre nei posti più impensanti. In quel momento? Stavano stringendo qualcosa di soffice e caldo.
«Adesso, potresti anche allentare la presa non credi?»
Lei alzò lo sguardo e notò che come aveva immaginato, ciò che stava stringendo erano proprio delle guance. E il trattore dov’era finito? Eccolo là, era già quasi arrivato in paese, ma come poteva non essersi accorto di nulla?

Il ragazzo che di sconvolto aveva sia il viso che i vestiti, si stava massagiando la testa, sulla quale anche lui doveva essere atterrato. Non era né bello né brutto, un ragazzo normale o così pensò finchè i loro occhi non s’incrociarono. Erano di un verde intenso, così profondi e la tristezza che si lasciava intravvedere dietro di essi la percepì ancora più forte quando lui la guardò per davvero.
«Come ti chiami?» chiese lui con un filo di voce, probabilmente ancora sotto shock. Lei non disse nulla, rimase in silenzio a fissarlo. Per un attimo le era sembrato di aver già visto quel ragazzo, ma poi facendo scivolare quel pensiero da un lato, rispose sorridendo. «Yukie, il mio nome è Yukie».
Lui la ringraziò, anche se le sue parole sembravano un pò vuote di sentimento, distaccate, come se la mente fosse alle prese con problemi che lei non poteva arrivare a comprendere. Forse gli stessi che lo avevano condotto dietro quella curva noncurante del pericolo. Yukie gli disse di tenere gli occhi bene aperti mentre tornava a casa, lui in risposta, semplicemente mosse il capo in segno d’assenso. Ancora non sapeva che le loro strade si sarebbero incrociate ancora, lei e quel ragazzo di cui ancora non sapeva il nome.

***

Il tempo passò in modo strano, discontinuo. Spesso s’accorgeva del passare da mattina a pomeriggio con un battito di ciglia. Per lei il tempo non scorreva più ma correva via velocemente. Non riusciva ad acchiapparne ne l’inizio ne la fine, colpa della sua distrazione. Andava spesso in quel prato di spighe e papaveri dov’era nata, dove aveva fatto quell’incontro strano ma importante, è così che la pensava. Lo vedeva sapete? Ogni volta che usciva di casa, in qualche modo, chissà come, finiva sempre per incontrarlo. E quando cercava con tutte le sue forze di evitarlo, per non sembrare una stalker,  finiva inspiegabilmente per sbatterci addosso, nel senso fisico del termine. Aveva perso il conto di tutte le volte che fosse successo, ma quel pomeriggio sembrava fortunata visto che ancora non era successo nulla di imbarazzante. Così decise di starsene tranquilla, si stese nel suo prato, sotto quel sole tiepido e familiare. Se lei non si fosse mossa questa volta, l’avrebbe fatta in barba al caso, quello che continuava a seguirla e farla arrivare sempre davanti a quella porta così cupa ma di un verde intenso e bello. Con gli occhi chiusi mordicchiando una spiga impertinente che l’aveva punta a tradimento proprio sotto il piede che nudo stava perlustrando distrattamente i dintorni, il sole si oscurò. E doveva trattarsi di una grande nuvola perchè non accennava proprio ad andarsene.
«Vedo che mi hai trovato anche oggi!»
Disse una voce che non conosceva, o forse sì?
Aprendo gli occhi notò che la nuvola non era altri che il misterioso ragazzo. Il viso sopra di lei a un palmo di distanza, i capelli lunghi le facevano il solletico.
«Quando mi sono stesa qui tu non c’eri ne sono sicura. Oggi credo proprio sia avvenuto il contrario»
«Forse è come dici tu, o forse no. Forse mi hai pensato ed io sono comparso magicamente» disse con un sorriso che i suoi occhi confermavano in sincerià e sentimento. Rimanendo in silenzio continuarono a guardarsi l’un l’altra, con intensità, come se in quello sguardo si stessero sciogliendo e intrecciando misteri e promesse.
«E quindi, adesso che si fa?» chiese Yukie schiudendo infine le labbra.
«Adesso si balla» rispose lui porgendole la mano.

Sembrava che stessero danzando su una vera pista da ballo, proprio come quelle delle fiabe e non più su quel prato così familiare. Immaginò così una cosa che mai in vita sua aveva avuto occasione di fare. Si immaginò con in dosso un vestito lungo, bellissimo, bianco come la neve nel suo inverno più rigido. Un vestito da principessa che sempre aveva sognato di poter indossare. Per una volta, voleva apparire davvero bella per qualcuno e magari avere il suo lieto fine come succede sempre nelle favole. Danzarono tutte le musiche, tutte le note che quell’orchestra inesistente continuava a suonare per loro. I minuti divennero ore, le ore giorni finchè quel sentimento ormai nato e indissolubile lego al mignolo d’entrabi il filo rosso del destino. C’è chi pensa che questo particolare filo parta da un punto preciso della nostra vita per legarsi alla fine della vita dall’altra persona e chi più romanticamente, pensa che sia lì dalla nostra nascita. Lega cuore e anima con del filo rosso vermiglio, sottile e  invisibile all’occhio di chi non sa guardare.

***

Gli anni passarono, eppure a Yukie sembrava ieri di salvare il suo lui dalla curva dietro la piccola collineta vicino casa. Com’è facile intuire i due si erano felicimente sposati ormai da 55 anni, nozze smeraldo. Ma il tempo come sempre le sfuggiva, e spesso non riusciva a ricordarsi molte cose. Aveva quasi 76 anni, probabilmente era più normale  adesso di quando le accadeva da giovane. Ma lei sapeva, sempre in qualsiasi momento come se fosse la base di ogni suo respiro, quello profondo che arriva dall’anima, che lei era felice. Anche se la memoria vacillava non era importante, finchè lui fosse stato al suo fianco per ricordarle ogni cosa, ogni esperienza, ogni bacio, ogni sentimento. Tutto sarebbe potuto sparire, ma loro sarebbero rimasti per sempre, un punto fisso nel tempo, nel cuore.

Da qualche giorno però accusava strani mal di testa, delle voci, tant’è che credette di essersi ammalata. Vista l’età e qualche caso in famiglia non l’avrebbe escluso. Lui la rincuorava sempre, le diceva di non pensarci eppure ogni volta che accadeva in quegli occhi che avevano conservato la loro lucentezza, compariva lo spettro di quei pensieri tormentati di cui però non era mai stata resa partecipe. Sembravano pensieri carichi di paura, tensione e tristezza. Pur non pensandoci però giorno dopo giorno il fenomeno sembrava comparire sempre più spesso e le medicine non accennavano a giovarle alcun miglioramento. Così arrivò quel giorno, quello perfetto carico di novità e aspettative, che vorresti non finisse mai. Il sole splendeva alto e caldo nel cielo che azzurro come il mare in settembre, era limpido senza una nuvola. Lui l’aiutò a vestirsi, era il giorno del loro anniversario e come ogni anno avrebbero fatto un pic-nick sul prato, il solito, che immutato coservava fotografie dei loro ricordi più belli. Per lei lì era più facile ricordare.
«Adesso stenditi, riposati gli occhi sarai stanca» disse premurosamente accompagnandola con la mano mentre si stendeva sul leto di spighe che tanto amava.
«Questi anni sono stati un dono, non potrei definirli altrimenti. Ci sono stati regalati momenti che diversamente non avremmo vissuto. Non rimpiango nulla e mi sento avido quando dentro di me chiedo di più del nostro tempo, affinchè ce ne venga concesso»
Lei lo guardava e anche se era immensamente felice di quelle parole, c’era un’ombra che ne oscurava lievemente i contorni, una paura che ancora non capiva, che non era sua del tutto ma non disse nulla, semplicemente continuò a guardarlo cercando di imprimersi per sempre quel viso che negli anni era diventato il suo mondo.
«Yukie, chiudi gli occhi voglio farti un regalo» gli disse dopo avergli posto un bacio sulla fronte.
«Ora rilassati, respira e pensa a quelle voci. Io sono con te, non avere paura.»
Sentiva che per lui fosse una cosa importante, a cui teneva immensamente, così lo fece. Riusciva davvero a sentirle, all’inizio era come un brusio ma mano a mano che si concentrava si facevano più nitide e chiare. Sentì lui lievemente sciogliere la presa della mano nella sua. Le sussurrò lentamente qualcosa all’orecchio e le baciò le labbra con disperata intensità, poi tutto finì.

***

«Ragazza sulla ventina, incidente d’auto! Stava attraversando la strada quando un ubriaco assieme al figlio l’ha investita. Abbiamo continuato a praticarle il massaggio cardiaco ma il cuore non riparte!» disse l’infermiera sopra la barella continuando il massaggio.
«Presto caricate! Uno, due, tre libera!»
«Aumentate il voltaggio! Uno, due, tre libera!»
Ma la ragazza sembrava proprio non volersi svegliare. Si teneva ancora legata a quel filo, in modo disperato e con tutte le sue forze. Non voleva aprire gli occhi, perchè aveva paura, aveva l’inquietante senzazione che il suo mondo sarebbe andato in pezzi per sempre.
«Forza! Devi farcela, almeno tu! …Libera!»
«Il ragazzo….Shio..»  ma le voci tornavano a scomparire.
«Shio…ta ci ha chiesto di salvar….» sentì gridare qualcuno.
Ma quel nome, quelle parole erano così distanti, così impalpabili, un pò come l’acqua che si vaporizzata nell’aria torrida di Agosto.

***

Tutto divenne bianco.
Il tempo sembrava infinito e al contempo limitato.
Si sentiva persa e sola.
A un certo punto però si ricordò, una persona importante molto molto tempo fa, le aveva sussurrato qualcosa all’orecchio prima che tutto finisse, una cosa che doveva ricordare ora in quell’esatto momento. “…tu non sei sola”.
Ecco, ora ricordava! C’era qualcuno che doveva proteggere, che se ne stava accoccolato dentro di lei. Quella certezza illuminò il bianco, tingendolo così di mille e mille colori. Ma quando aprì gli occhi, ancora non sapeva. Yukie non sapeva che il mondo in cui si era risvegliata non era lo stesso. Lui non c’era più, il suo mondo se n’era andato per sempre. In quell’incidente che li aveva coinvolti se solo il padre non fosse scappato e avesse soccorso subito il figlio probabilmente sarebbe andata in modo diverso. Erano morti nello stesso preciso momento, un momento che in realtà si era protratto per molto meno di un’ora, eppure per loro era passata una Vita intera. Lui sapeva, lo sapeva dal momento in cui lei gli era piombata addosso, lì dietro la curva. Sapeva che era colpa sua, di suo padre e vedendola l’aveva riconosciuta ma ciò che non si era aspettato, era innamorarsi di lei. Il posto più assurdo, il momento più sbagliato che avrebbe mai potuto scegliere ma non poteva farci niente.
Quel giorno quando fu lui a trovare lei distesa sul prato, gli era stato concesso un ultimo respiro di vita e lo utilizzò per lei, per poter chiedere ai medici di salvarla. La sua vita non c’era più, ma per Yukie c’era ancora speranza. Approfittando dell’occasione che danno i sogni di poter allungare spazio e tempo, decise di aprire il suo cuore, di vivere quei sentimenti, vivere con lei tutti quegli anni, che nella vita reale, altro non erano, che pochi minuti anche se sapeva che prima o poi, avrebbe dovuto lasciarla andare.

***

Yukie aprì gli occhi, ad attenderli trovò un soffitto tutto bianco.
Non c’era più il cielo azzurro, il campo di grano.
Le cicale avevano smesso di cantare già da molto tempo.
Un’infermiera dandole le spalle entrò nella stanza e avvicinandosi al letto controllò i valori, tutti stabili. Si girò verso la ragazza con un sorriso smagliante e disse:
«Piano piano ti stai riprendendo! Sia tu che il bambino state bene, non devi preoccuparti. Se tutto fila liscio nascerà a Dicembre»
«Io credo che avrà fretta di vedere il mondo» disse lei con un sorriso velato di amarezza.
«Dici?»  chiese l’infermiera contraccambiando il sorriso con gioia.
«Tua madre è appena tornata a casa a prenderti dei vestiti di ricambio, tornerà presto! Era così sorpresa tu aspettassi un bambino!» disse con un risolino come se fossero amiche da sempre e stessero parlando dei loro segreti.
«Se vuoi posso avvisare il padre, probabilmente sarà preoccupato non avendoti sentita per una settimana» le disse a sua volta con sincera preoccupazione.
Yukie rimasse in silenzio, voltò la testa verso la finestra alla sua destra, riusciva ad intravvedere il mare. Il cielo sembrava azzurro, il sole caldo, sembrava tutto uguale e invece era tutto completamente diverso.
Pensò a suo figlio, un miracolo. Pensò a quella seconda vita che avrebbe dovuto iniziare in nuovo mondo rimasto a metà e una lacrima di profondo e sincero amore, felicità e tristezza scivolò via lungo la guancia.
«Shiota, il suo nome era Shiota» rispose infine sussurrando con dolcezza.

La neve scioglie il sale.
Così Yukie, sciolse il cuore di Shiota.

Fine

雪会 (Yukie)  Neve
塩田 (Shiota) Sale

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