大切なこと、大切な物 ~ Cose importanti

Certo che le persone hanno davvero tanti capelli. Ovunque guardi ne vedo sempre tanti. Guardo la tivu e ci sono, vado alla bottega della signora che mi regala la focaccina e ci sono,  al mare, in montagna, sono dappertutto. Bimbe, ragazze, signore, anziane tutte con una quantità di capelli davvero notevole. I capelli mi fanno sempre un po’ ridere, per questo mi diverto a guardarli. A seconda della stagione cambiano di colore, taglio e acconciatura. Quando va il rosso, quando il viola, quando il nero abbinato a ciocche super colorate. E l’altro giorno per sbaglio ho scambiato una ragazza per una vecchietta, si è arrabbiata moltissimo ma quando si è girata mi ha subito perdonato. E’ bello essere piccini! E poi aveva i capelli bianchi, l’errore ci poteva stare no? Mia mamma dice sempre che non devo fissare le persone eppure loro mi fissano sempre. Forse è una cosa da grandi ma a me sembra proprio una gran cavolata. Mi piace guardare gli adulti, sembrano non avere paura di niente, sanno sempre cosa dire e cosa fare e poi sanno raccontare un sacco di favole!

«Ciao piccola, posso fare qualcosa per te?»
La madre al bancone tutta presa dalla conversazione con la commessa si girò.
«Signora, la scusi!»
Disse la donna con quel sincero rammarico nella voce che solo pochi al giorno d’oggi concedono.
«Mia figlia ha la brutta abitudine di fissare le persone. Nonostante le dica di non farlo, non c’è proprio niente da fare. Ma si sa, a quest’età per i bambini, i “no” sono sempre dei “sì” e, non so davvero come scusarmi»
Continuò, con quell’accento inconfondibile e qualche inchino di troppo. Nonostante parlasse così bene, le “R” ancora le creavano difficoltà.
«Eve! Quante volte ti ho detto che non devi fissare le persone? Su da brava che la mamma sta parlando con quella signorina la di una cosa bella che la mamma ti vuole regalare »  Le mise così in mano un piccolo libricino colorato per tenerla impegnata e poi volò nuovamente al bancone a parlare animatamente con la graziosa commessa.

Quanto pensate mai che possa aver intrattenuto la piccola Eve quel piccolo e straletto libretto? Nel giro di un nanosecondo, se ne stava con il nasino rosa allinsù ad osservare di nuovo la signora seduta sul divanetto di fianco al suo.
La signora non era infastidita, e sebbene fosse molto presa dagli scoop bollenti di
“Kiss me Know”, proprio mentre stava pregando che la foto successiva non ritraesse, il vociferato outing del suo attore preferito non resistette. Abbassò la rivista e da sopra spessi occhiali da lettura, contraccambiò lo sguardo curioso della piccola.
«Allora, Eve vero? Dimmi un po’ sono così interessante da osservare? Non lo sarebbe di più quel bel libricino che tieni in mano? Sicuramente è pieno zeppo di storie!»
«Certo che è zeppo di storie! Ma il libro riesce a parlare solo con la mia mamma a me non dice mai nulla, fa solo vedere i soliti disegni e ormai li conosco a memoria» rispose la piccola, come se la domanda fosse stata tanta sciocca come l’ovvietà della risposta.
La donna sorpresa accennò un sorriso e disse: «Capisco, non riesci ancora a parlare con i libri è? Anche a me succedeva alla tua età sai?» e aggiunse «Però se devo essere sincera pensandoci adesso, si fa meno fatica se a parlarci sono gli altri per poi farti sapere cosa dicono o no?!» La bimba con occhi carichi di complicità annuì accompagnando il tutto con un caloroso sorriso. La donna poi, tornò di nuovo a perdersi tra le pagine della sua rivista, con mal celata paura e aspettativa.
Sta ancora guardando quel libro con tante scritte e foto di persone che si fanno le coccole, ma non mi sembra che le piaccia molto. Adesso sembra molto triste. Un libro di favole davvero strano, forse dovrei prestarle il mio, pensò Eve. Ma la bimba era troppo gelosa del suo libro preferito e in fondo quella signora per quanto fosse simpatica, non la conosceva poi così bene. Così, come se la ramanzina della madre che ancora le risuonava nelle orecchie le facesse da incitamento, continuò a fissare la signora e questa volta esibendo un sorriso da ben 10 punti, come lo chiamava il nonno quando la vedeva particolramente contenta.

«Signora, anche tu sei speciale come me vero?»
Stupita dall’insolita domanda, con le lacrime agli occhi per l’aver scoperto quanto fosse decisamente poco etero il protagonista delle sue telenovela preferite, la guardò.
«Mm…speciale dici tu? Ma, mi reputo una persona abbastanza comune, forse fissata con le soap ma per il resto nella norma! E tu? A quanto mi dici sei speciale?» disse chiudendo bruscamente la rivista e mandando contemporaneamente al diavolo le sue fantasie romantiche sugli uomini del cinema.
«Soap, ti piacciono i saponi? A me piacciono quelli a forma di animale, mia mamma me li compra sempre quando andiamo da quella signora che vende tante erbe e profumi! Ma no dicevo che sei speciale come me perchè anche tu non hai questi» Disse toccandosi la testa candida e morbida.
«Sai signora la mia mamma dice sempre che le persone come me e te  sono davvero, davvero molto speciali! Qualche tempo fa le ho chiesto come mai non ho quello che hanno tutti gli altri, e lei si è messa a piangere. Aveva già pianto altre volte quando vedeva che guardavo le altre bambine ma non capivo perchè così mi sono fatta coraggio e gliel’ho chiesto, ho detto: “mamma, c’è qualcosa che non va in me? Perchè non ho quelle cose belle sulla testa che hanno tutte le mie amiche?” e lei in un secondo ha fatto mille espressioni diverse, ma tutte bellissime, mi ha sorriso, abbracciata e stretta forte forte a se dicendo che sono una persona speciale, che le persone senza capelli sono quelle più fortunate perchè possono scegliersi i capelli che vogliono, quando vogliono senza dover pagare il parrucchiere! Non è incredibile? Siamo davvero persone fortunate sai? Quando uno ha i capelli ricci, li vuole lisci, quando li ha lisci li vuole ricci. La mamma dice che le persone che hanno qualcosa non riescono mai ad apprezzarla davvero. Noi invece siamo speciali perchè non avendo quel qualcosa che tutti danno per scontato di avere, ne apprezziamo il desiderio fino in fondo.»
Disse sgambettando da sopra il divanetto troppo comodo e troppo alto.
«Oggi è il mio compleanno, faccio dieci anni. Finalmente sono potuta venire nel negozio della fatina dei capelli, finalmente, dice ridendo la mia mamma “la finirai di guardare le altre persone è?” ma io non credo, sà sono troppo buffe da osservare»

L’alopecia areata, parziale o addirittura totale colpisce il 20% dei bambini, quella androgenetica il 40% delle donne. E’ una malattia che può colpire ogni fascia di età, sia adolescenti che donne adulte. Viene spesso sottovalutata o minimizzata ma comporta nel soggetto, importanti, gravi casi di depressione.Artist: Fujiremi
Perdere i capelli per una donna è come perdere parte della propria femminilità, è come morire dentro poco a poco. Ci vuole comprensione, solidarietà e un appoggio reale e fermo che le aiuti a combattere, superare le proprie paure. Nessuno può sapere quanto doloroso possa essere, a quale sconvolgimento psicologio possa portare. Nessuno che non ci sia passato può farlo per cui, non sminuitelo, non deridetelo. Se non volete capirlo semplicemente accettatelo. Se amate le persone affette da questa patologia, allungate la vostra vano verso di loro e fate sì che imparino ad amarsi di nuovo.
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