お握り ~ Onighiri

wpid-WQ5S2NMLa prima volta che ho visto un onighiri? Sicuramente in una puntata di Sanpei e Ranma ½.  Ricordo che mi sembrarono davvero buoni, loro li mangiavano di gusto. Così decisi che prima o poi nella vita sicuramente li avrei mangiati! Diversi anni più tardi, si diffuse in Italia (e non solo) la passione per la cucina orientale e così, piano piano sorsero diversi ristoranti Giapponesi.
A Roma nel lontano 2005, assaggiai per la prima volta un onighiri e non fu proprio amore. ㅠㅅㅠ    Rimasi un po’ delusa dall’esperienza, ma non mi diedi per vinta e nel 2011 durante il mio primo viaggio in Giappone, ne assaggiai un altro.
Ero a Ōstuka con un amico e ci fermammo a pranzare in questo locale di nome Bongo la cui specialità erano appunto gli onighiri, anche se devo dire avessero anche un’ottima zuppa di miso. (´ε )♡
お握り (Onighiri) dove お (O) è utilizzato come onorifico e 握り (Nighiri) deriva dal verbo 握りる (Nighiru) pressare, dare forma con le mani. Stiamo parlando quindi di una piccola polpettina di riso, molto semplice da fare anche a casa.
Si mette un po’ di riso in una mano, si fa un buchetto al centro e si procede a mettervi il ripieno. E qui potete sbizzarrirvi con quello che volete.
Ōstuka ordinai uno con tonno e maionese e l’altro con il pollo teriyaki.
Il riso era caldo e la piccola striscia di alga nori con cui erano interamente ricoperti era friabilissima e non aveva quel sentore forte di pesce che ha, quando si fa l’errore di inumidirla troppo. Quello in foto è uno dei più classici che comunemente viene raffigurato negli anime, triangolare con una striscetta di alga alla base oppure sulla punta, ma ce ne sono davvero di tantissimi tipi.
Una variante interessante è il 焼きお握り (Yaki Onigiri) ovvero quello alla piastra. Il riso fuori diventa bello croccante mentre all’interno mantiene la sua morbidezza. Ogni lato viene spennellato con la salsa di soia, insomma una vera delizia che può essere consumata anche senza il ripieno 

Ricetta

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肉まん ~ Nikuman

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Oggi vi vorrei parlare di un’altra golosità il 肉まん ~ Nikuman.
肉 (Niku) significa “carne” e まん (Man) deriva da 饅頭 (Manjuu) “pane cotto a vapore”. E’ un piccolo panino cotto per l’appunto a vapore ripieno non solo di carne, ma anche di funghi shiitake, cavolo e cipollotti. L’ho assaggiato per la prima volta a 中華街 Chukagai, il quartiere cinese di Yokohama. Inutile dire che sia stato amore al primo morso (≧▽≦)
Praticamente le mie merende per diversi giorni a seguire sono state tutte a base di questi panini. Ne fanno di diverso tipo: al curry, maccha e azuki dolci, cioccolato. Ce n’è per tutti i gusti e palati. Li potete trovare anche nei famosi konbini, vengono tenuti belli caldi dentro a teche apposite.
Non c’è niente di più poetico del vedere il fumo caldo del ripieno dei nikuman, mescolarsi a quello della pioggia di un giorno primaverile, camminando senza meta in un quartiere cinese in Giappone. ♡

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金平糖 ~ Konpeito

24011745Li riconoscete? Massì, li avete sicuramente già visti! I dolcissimi 金平糖 ~ Konpeito (ღ˘⌣˘ღ)
La loro origine non è giapponese e risalgono addirittura al quindicesimo secolo! Konpeito è la traslitterazione di “confeito” che in Portoghese significa confetto. Indovinate quindi da dove vengono? Pensandoci la diffusione del cristianesimo a quel tempo portò anche qualcosa di buono, in tutti i sensi. Sono caramelline di cira 5-10 millimetri davvero zucchezuccherine, caramellate.
Al giorno d’oggi vengono ancora completamente realizzate a mano. ♡  Ve le ricorderete sicuramente nel film d’animazione
“La città Incantata” (vedi foto) oppure per chi l’ha letto, nel manga Kobato delle Clamp dove la protagonista aveva appunto la “missione” di raccoglierli.
Un tripudio di piccoli, coloratissime e dolci calorie.

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たこ焼き ~ Takoyaki

 

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Non avevo ancora inserito un post sui たこ焼き ~Takoyaki! ( ̄口 ̄)”
Vediamo di rimediare subito. E’ un buonissimo snack, secondo me può creare una certa dipendenza. Ma partiamo dal principio: たこ (Tako) che significa “polpo” e  焼き (Yaki) ormai lo sappiamo, vuol dire “piastra”. Sono squisite palline di pastella cotte su una piastra particolare. La potete acquistare anche online, ci sono diversi negozi che la vendono, ma ovviamente non la fanno pagare poco.
Potete usarla sul fuoco normale oppure utilizzarne una elettrica, la buona riuscita sarà comunque assicurata ♥ 56141
Per conferire la caratteristica forma al Takoyaki la piastra non è piatta ma provvista di tante piccole mezze sfere cave. Quello che vi serve oltre all’attrezzo è: la farina per fare la pastella, il polipo che è il protagonista indiscusso del piatto, zenzero, cipolla verde, dei ritagli di tenpura (solo l’impasto sbriciolato per intenderci), alga tritata, maionese e per finire, la cosa che io adoro sopra ogni altra: il  かつおぶし (Katsuobushi) “scaglie di tonnetto essiccato”. Vengono serviti su una simpatica barchetta di carta o bambù accompagnati da stecchini con cui infilzarli senza pietà. Un piatto che potete trovare ovunque. Ci sono negozi provvisti di enormi teglie che ne preparano praticamente in continuazione, banchetti ambulanti per le strade, sopratutto quando ci sono fiere o festività. Addirittura ai konbini, già pronti da far girare nel microonde. Ma è inutile dirvi che quelli serviti caldi e fumanti, cotti e mangiati subito siano i più buoni. Non so voi, ma a me fanno gola solo a vederli. (。・ω・。)

Ricetta Takoyaki

Ricordo che un giorno mentre stavo passeggiando per Shibuya con un’amica, abbiamo trovato per caso una specie di Takoyaki gigante! Sulla scatola c’era scritto ばくだん亭 (Bakudantei) che credo significhi una cosa come “il chiosco della bomba”. E all’interno una bomba lo era davvero! C’era praticamente di tutto, mais, polpo, uova, funghi, carote.
E’ stata una vera prova riuscire a finirlo ma ne è valsa la pena. Se passate per Shibuya, io una boccatina gliela darei, per 300-400¥ (circa 3,30€) direi anche due.

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メロンパン ~ Meron Pan

In questi giorni primaverili stavo pensando ad una bella (ovviamente anche buona  (•̀ᴗ•́)و ) merendina giapponese da proporvi. E così pensando e ripensando non poteva che saltare fuori lui: il Melon Pan! Inutile dirvi quanti, diversi e stragustosi tipi ne esistano ripeni o anche solo aromatizzati. Ovviamente cascando sul classico non si sbaglia mai o se proprio proprio vogliamo toglierci lo sfizio scegliamolo di una bella forma graziosa, proprio come quello nella foto qui accanto. Ma prima di tutto vediamo cosa vorrei farvi mettere sotto ai denti.
(●´ω`●)ゞ Si tratta di un panino dolce che diversamente da quanto possa suggerire il nome, non è detto che sappia di melone! Il suo nome curioso deriva più che altro dalla forma che ricorda quello del melone anche se a noi italiani ci possa ricordare invece, la nostra rosetta di pane presa dal fornaio sotto casa. Il classico Melon Pan infatti è un paninotto tondo con tagli sul dorso che via via vanno a formare tanti quadratini. Sulla superfice una spolverata di zucchero e sebbene al primo morso s’incontri una crosticina bella croccante il suo interno è morbidissimo, tanto da sciogliersi in bocca.
(๑>ᴗ<๑) 
Ve l’ho fatta venire un po’ d’acquolina? E’ un dolce tipico Giapponese, talmente buono pur essendo così semplice da essere conosciuto anche in Cina e Taiwan. Si trova confezionato oppure sciolto, praticamente ovunque dal konbini alle bakery e non è neanche costoso, meno di 200¥ (1,40€) e dà un apporto calorico che va dalle 330 ale 530 calorie a seconda della varietà, farcitura scelta.

Ricetta

パスタについて~ A tutta Pasta!

日本のパスタ
~ La Pasta Giapponese ~

“In Giappone non si mangia solo sushi!”.
Ecco, questa è una delle frasi che può più di ogni altra sconvolgere un occidentale che del Giappone conosce solo qualche parola e la sua posizione geografica. Ricordo che un mese prima di partire, durante un pranzo tra parenti stretti, alla notizia della mia imminente partenza tutti manifestarono la loro preoccupazione per una questione di sopravvivenza riguardante il cibo non tanto per la destinazione scelta e la sua infinita distanza.
“Ma tu non mangi pesce! Per tre mesi poi, come farai?”.
A quel punto ho dovuto illuminarli sul fatto che a differenza delle credenze popolari date dall’ingnoranza e dalla poca curiosità nell’approfondire la propria conoscenza della cultura giapponese, in Giappone non si mangia solo riso e pesce, sebbene siano pietanze base della loro dieta.
“Ci sono diversi tipi di pasta, carne e altro ancora, sopravviverò!” gli dissi.
E dopo un “Ohhhhh…”, “Aaahhhh!” diversi “Davvero?” e sguardi tra l’incredulo e il “se lo dici tu!” l’atmosfera a tavola si è alleggerita da tensione e ignoranza.

Il Giappone è famoso per il 鮨 (Sushi), l’Italia è famosa per la pizza e per la pasta! Ciò non significa che vi sia solo quello. In Italia non si vive di sola pasta, così come in Giappone non si vive di solo sushi. So che per molti è una realtà dura da accettare, ma fatevene una ragione. Pasta. Ravioli, penne, spaghetti, fusilli. Chi ha detto che l’Italia debbe averne l’esclusiva?  Perciò visto che le affermazioni siano più esaustive e credibili se seguite da una semplice e accurata spiegazione, vediamo quanti tipi di pasta possiamo trovare in Giappone.

ラーメン (Ramen): se pur di origine cinese, il ramen ormai, è diventato un vero e proprio piatto tipico della cucina giapponese. Simili a delle tagliatelle vengono dalla lavorazione di farina di frumento, sale, acqua e kansui, un tipo di acqua ricca di potassio e sodio. Vengono cucinati in brodo, di maiale o pollo con l’aggiunta di vari condimenti e insaporitori. I tipi di brodo principali sono sicuramente questi: しお (Shio) – Sale, 豚骨 (Tonkotsu) – Osso di Maiale, しょう ゆ (Shōyu) – Soya, みそ (Miso) un condimento molto utilizzato in Giappone. A questa zuppa di base, vengono aggiunti a seconda del tipo di ramen, fettine di carne, uova, alghe, funghi, mais e molti altri gustosi ingredienti. Un piatto unico e saporito di cui esistono tantissime varianti, zone, città del Giappone ne hanno uno tipico, uno per cui sono famose e che quindi va inevitabilmente assaggiato.

そば (Soba): nato nel periodo Edo, questo piatto 100% giapponese, può essere consumato in diversi modi. Sono sottili tagliatelle di grano saraceno consumate in brodo o accompagnate da salsa/zuppa fredda nei quali vanno immerse di boccone in boccone. Solitamente vengono servite calde d’inverno e fredde d’estate ed è tradizione consumarle per capodanno. La “versione calda” è molto simile ad un piatto di ramen come potete vedere nelle foto, ricca di tante saporite guarnizioni sparse sopra, mentre quella fredda è più particolare, e visivamente fa davvero un bell’effetto. Viene servita su un piatto di bambù accompagnata a parte dallo 梅雨 (Tsuyu) la salsa di cui parlavo sopra. Troviamo davvro tantissimi tipi di soba tra cui:Kitsune soba guarnita con il tofu fritto, Tenpura soba guarnita con vari tipi di tenpura, specialmente di gamberetti, Tanuki soba guarnita con della pastella di tenpura fritta e Tsukimi soba guarnita con dell’uovo crudo. Tipica di Okinawa da cui prende il nome è la おきなわそば (Okinawa Soba) un tipo di soba molto spessa, molto simile agli udon dove. La sua preparazione contrariamente alla classica
“ricetta” per i soba, non prevede l’utilizzo di grano saraceno ma l’aggiunta di un ingrediente speciale, cenere di legno.

うどん (Udon): vagamente simili ai nostri bucatini (ma senza foro) vengono preparati con farina di frumento, sale e acqua. Dalla preparazione semplice, un po’ come per la soba, anch’essi possono essere consumati sia caldi che freddi con diversi condimenti e contorni. A seconda della prefettura/città in cui lo si consuma, questo tipo di pasta può assumere forma e spessore diverso, seppur mantenendo gli ingredienti di preparazione di base. I tipi di udon caldi più comuni sono Kitsune Udon guarnito con del tofu fritto, Tenpura Udon con gamberi in tenpura, tutti serviti in brodo e gli Yaki Udon che come capirete dal nome, vengono cucinati su piastra assieme a verdura, carne e una salsa speciale. Per quanto riguarda invece la versione fredda, i Zaru Udon come per la soba, vengono serviti sopra un piatto di bambù e decorati con dell’alga nori tagliuzzata sopra.  Sono accompagnati a parte con della salsa in cui vanno intinti di volta in volta, preparata con di dashi (brodo di pesce), mirin (sakè dolce da cucina), salsa di soya e wasabi.

そうめん (Sōmen): un tipo di pasta bianca che ricorda i nostri spaghetti, una delle più sottili, meno di 1,3 mm a spaghetto. Solitamente viene consumata fredda accompagnata dallo tsuyu preparato con salsa di かつおぶし (Katsuobushi) scagliette di tonnetto striato secco, zenzero e myoga (altra qualità di zenzero) ma non viene disdegnata anche la sua versione calda, detta にゅうめん (Nyuumen) che visivamente assomiglia al ramen. Durante l’estate, in famiglia, tra amici e addirittura in alcuni ristoranti, si può consumare un tipo di sōmen molto famoso, forse più per il modo in cui deve essere mangiato che per la sua bontà, il Nagashi sōmen. Forse più un gioco che un pasto! Per poterlo consumare, viene messo su un vero e proprio canale artificiale in pendenza con tanto di curve, realizzanto con le metà di canne di bambù nel caso si disponga di un notevole spazio, oppure con versioni in plastica molto più piccole, da poter utilizzare tranquilamente su una tavola. I commensali provvisti di bacchete e una tazza in cui è contenuto lo tsuyu, dovranno riuscire a catturare il più velocemente possibile la pasta che una terza persona farà scivolare poco alla volta nel percorso. Questo prima che raggiunga la vaschetta di raccolta in fondo alla “pista”. Insomma un modo curioso e divertente per mangiare della pasta!

ひやむぎ (Hiyamugi): molto simili, anzi potremmo dire quasi identici ai sōmen, ma leggermente più spessi. Questi spaghettini bianchi di farina di frumento, sono un piatto tipicamente estivo perciò vengono consumati freddi e serviti accompagnati da alcune verdure in una scodella di acqua e ghiaccio. Come per i sōmen di volta in volta vengono intinti nello tsuyu anch’esso freddo. Essendo così sottili, prima della cottura, questa tipo di spaghettino è molto fragile. Per questo motivo lo troverete confezionato a fascette in modo da salvaguardarne la rottura. In alcune confezioni vengono inseriti degli spaghettini di colore diverso, tendenti al rosa, al marrone o altri colori e pur non avendo un gusto differente dalla versione bianca classica, conferiscono al piatto pronto da servire, un’aspetto più invitante e grazioso. Un piatto in grado di accontentare sia occhi che palato!

きしめん (Kishimen): sono una via di mezzo tra gli udon e gli Okinawa soba, simile alla nostra fetuccina ha una larghezza di 0.8 cm e uno spessore di 0,3 cm e presenta una superficie molto liscia. E’ uno dei piatti più famosi della città di Nagoya e viene servito in una zuppa di salsa di soya dal gusto non troppo forte e sulla superfice come contorno vengono aggiunti tofu fritto, nappa verde e scaglie di katsuobushi. Anche questo tipo di pasta può essere consumata come appena detto, in zuppa o a freddo, accompagnata da tsuyu e decorata da diversi contorni.

ほうとう (Hōtō): simile ai kishimen, questo tipo di pasta è molto più grossa e consistente. E’ un piatto caldo che viene servito in zuppa di miso assieme a diverse verdure di stagione. Una sua variante curiosa è l’Azuki-bōtō una zuppa di fagioli rossi che al posto del classico mochi (un impasto dolce ottenuto dal pestaggio di riso glutinoso) utilizza le tagliatelle Hōtō. Non è un piatto molto comune e al giorno d’oggi è possibile trovarlo solo in alcuni ristoranti della prefettura di Yamanashi, che lo hanno come piatto regolare nel loro menù. Una variante curiosa, insolita dal sapore misterioso, che non mi dispiacerebbe certo provare.

Curiosità:  焼きそば (Yakisoba), un piatto giapponese gustoso che si può consumare un pò ovunque, anche come spuntino tipo i takoyaki e l’okonomiyaki, durante fiere ed eventi. Contrariamente a quanto si possa pensare, per la sua preparazione non viene usata la Soba, ma un tipo di tagliatelle molto più simile ai Ramen dove viene utilizzata farina di frumento e non di grano saraceno. La pasta viene saltata con carote e cipolla tagliate a julienne, foglie di cavolo, per poi essere condita con una speciale salsa scura, densa e dolce, la otafuku. A cottura ultimata vengono aggiunte: alghe secche tritate, zenzero tritato, il  katsuobushi, e maionese.

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