化け草履 ~ Bakezōri

big-3193788e99Vi presento il Bakezōri!  Dove 化け (Bake) significa “assumere la forma” e  草履 (Zōri)
è il nome dei sandali tradizionali giapponesi, letteralmente “scarpe realizzate con erba”. Quest’innocuo e tutto sommato simpatico mostriciattolo non è un pericolo per le persone, ma se si mette d’impegno tendo a spaventarle parecchio. E’ lo spirito di tutti quegli oggetti che rimangono inutilizzati dall’uomo e si sprigiona quando dopo 100 anni questi oggetti che posso essere sia cose, vestiti, elettrodomestici, vengono in qualche modo “dimenticati”.
Questo grande sandalo con il suo enorme occhio e la lingua sempre tesa a sberleffo, nasce proprio da un vecchio paio di calzature gettate via nonostante fossero ancora buone. Se anche voi siete persone che con poca cura compiono sprechi, non meravigliatevi durante la notte, se sentirete una strana voce dire: “kararin, kororin, kankororin!” tradotto “Tre occhi, tre occhi e due denti!”.
Certe volte come ho già detto anima le cose ma altre, forse più per malavoglia, tende semplicemente a scappare fuori di casa, gridando a gran voce il suo strano motto. Barbara Kawakami CollectionMotto, che prende spunto dalla forma degli zōri che sembrano avere davvero tre occhi (i fori per le cinghie) e due denti (le piattaforme di legno sulla base). Quindi state molto attenti agli sprechi. Vestiti, scarpe, lavatrici.
Usate quello che acquistate e non dimenticatelo dentro un fondo armadio oppure giù in cantina. Potrebbe tornare a cercarvi! (((゜д゜; )))

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100円ショップ ~ 100 yen Shop

131114E799BEE59D87NKBE69CACE983B7E4B889E4B881E79BAERicordo che dopo qualche settimana dal mio arrivo a Yokohama, cercai subito di trovare una maniera per risparmiare il più possibile, sopratutto sul cibo ed oggettistica che mi sarebbe servita solo per il soggiorno, quindi utensili per la cucina e altro. 3 mesi erano lunghi da passare e le finanze, dovendo pagare anche la scuola di lingua non erano poi molte. Fu per caso che un pomeriggio alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti, capitai in uno di questi curiosi negozietti. Appena vista l’insegna, che concorderete con me, era molto invitate vi entrai senza esitare. Quello che trovai mi stupì e in un primo momento, vedendo il prezzo irrisorio non posso negare di essermi fatta qualche domanda sulla reale qualità dei prodotti. Eppure dopo una prima piccola spesa di prova, posso dire che la qualità fosse davvero ottima!
Questi piccoli shop si trovano ovunque, sia in grandi centri commerciali che lungo le strade di qualsiasi città. Sia di piccole che grandi dimensioni non finisce mai di stupirti per l’enorme quantità di assortimento che riescono ad avere. In pratica sono quasi dei piccoli centri commerciali visto che contengono davvero di tutto. Dal cibo, ai prodotti per la casa e quindi sia per l’arredamento che per la sua pulizia, prodotti di cancelleria, per il bricolage, prodotti di pronto soccorso e tremila altre cosette che chissà come risultano indispensabili nel momento in cui le notate. Gli oggetti sono tutti quasi esclusivamente importanti e fabbricati in Cina ma a parte le ciabatte che mi sono durate solo un paio di giorni devo dire che tutto il resto, soprattutto il cibo e le bibite sono davvero di ottima qualità. Per chi si troverà poi ad abitare in Giappone, chi ne avrà la fortuna, potrebbe proprio grazie a questo fantastico negozio, risparmiare parecchi soldini perché come dice il nome, tutto costa solo 100 yen. (ღ˘⌣˘ღ)

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パスタについて~ A tutta Pasta!

日本のパスタ
~ La Pasta Giapponese ~

“In Giappone non si mangia solo sushi!”.
Ecco, questa è una delle frasi che può più di ogni altra sconvolgere un occidentale che del Giappone conosce solo qualche parola e la sua posizione geografica. Ricordo che un mese prima di partire, durante un pranzo tra parenti stretti, alla notizia della mia imminente partenza tutti manifestarono la loro preoccupazione per una questione di sopravvivenza riguardante il cibo non tanto per la destinazione scelta e la sua infinita distanza.
“Ma tu non mangi pesce! Per tre mesi poi, come farai?”.
A quel punto ho dovuto illuminarli sul fatto che a differenza delle credenze popolari date dall’ingnoranza e dalla poca curiosità nell’approfondire la propria conoscenza della cultura giapponese, in Giappone non si mangia solo riso e pesce, sebbene siano pietanze base della loro dieta.
“Ci sono diversi tipi di pasta, carne e altro ancora, sopravviverò!” gli dissi.
E dopo un “Ohhhhh…”, “Aaahhhh!” diversi “Davvero?” e sguardi tra l’incredulo e il “se lo dici tu!” l’atmosfera a tavola si è alleggerita da tensione e ignoranza.

Il Giappone è famoso per il 鮨 (Sushi), l’Italia è famosa per la pizza e per la pasta! Ciò non significa che vi sia solo quello. In Italia non si vive di sola pasta, così come in Giappone non si vive di solo sushi. So che per molti è una realtà dura da accettare, ma fatevene una ragione. Pasta. Ravioli, penne, spaghetti, fusilli. Chi ha detto che l’Italia debbe averne l’esclusiva?  Perciò visto che le affermazioni siano più esaustive e credibili se seguite da una semplice e accurata spiegazione, vediamo quanti tipi di pasta possiamo trovare in Giappone.

ラーメン (Ramen): se pur di origine cinese, il ramen ormai, è diventato un vero e proprio piatto tipico della cucina giapponese. Simili a delle tagliatelle vengono dalla lavorazione di farina di frumento, sale, acqua e kansui, un tipo di acqua ricca di potassio e sodio. Vengono cucinati in brodo, di maiale o pollo con l’aggiunta di vari condimenti e insaporitori. I tipi di brodo principali sono sicuramente questi: しお (Shio) – Sale, 豚骨 (Tonkotsu) – Osso di Maiale, しょう ゆ (Shōyu) – Soya, みそ (Miso) un condimento molto utilizzato in Giappone. A questa zuppa di base, vengono aggiunti a seconda del tipo di ramen, fettine di carne, uova, alghe, funghi, mais e molti altri gustosi ingredienti. Un piatto unico e saporito di cui esistono tantissime varianti, zone, città del Giappone ne hanno uno tipico, uno per cui sono famose e che quindi va inevitabilmente assaggiato.

そば (Soba): nato nel periodo Edo, questo piatto 100% giapponese, può essere consumato in diversi modi. Sono sottili tagliatelle di grano saraceno consumate in brodo o accompagnate da salsa/zuppa fredda nei quali vanno immerse di boccone in boccone. Solitamente vengono servite calde d’inverno e fredde d’estate ed è tradizione consumarle per capodanno. La “versione calda” è molto simile ad un piatto di ramen come potete vedere nelle foto, ricca di tante saporite guarnizioni sparse sopra, mentre quella fredda è più particolare, e visivamente fa davvero un bell’effetto. Viene servita su un piatto di bambù accompagnata a parte dallo 梅雨 (Tsuyu) la salsa di cui parlavo sopra. Troviamo davvro tantissimi tipi di soba tra cui:Kitsune soba guarnita con il tofu fritto, Tenpura soba guarnita con vari tipi di tenpura, specialmente di gamberetti, Tanuki soba guarnita con della pastella di tenpura fritta e Tsukimi soba guarnita con dell’uovo crudo. Tipica di Okinawa da cui prende il nome è la おきなわそば (Okinawa Soba) un tipo di soba molto spessa, molto simile agli udon dove. La sua preparazione contrariamente alla classica
“ricetta” per i soba, non prevede l’utilizzo di grano saraceno ma l’aggiunta di un ingrediente speciale, cenere di legno.

うどん (Udon): vagamente simili ai nostri bucatini (ma senza foro) vengono preparati con farina di frumento, sale e acqua. Dalla preparazione semplice, un po’ come per la soba, anch’essi possono essere consumati sia caldi che freddi con diversi condimenti e contorni. A seconda della prefettura/città in cui lo si consuma, questo tipo di pasta può assumere forma e spessore diverso, seppur mantenendo gli ingredienti di preparazione di base. I tipi di udon caldi più comuni sono Kitsune Udon guarnito con del tofu fritto, Tenpura Udon con gamberi in tenpura, tutti serviti in brodo e gli Yaki Udon che come capirete dal nome, vengono cucinati su piastra assieme a verdura, carne e una salsa speciale. Per quanto riguarda invece la versione fredda, i Zaru Udon come per la soba, vengono serviti sopra un piatto di bambù e decorati con dell’alga nori tagliuzzata sopra.  Sono accompagnati a parte con della salsa in cui vanno intinti di volta in volta, preparata con di dashi (brodo di pesce), mirin (sakè dolce da cucina), salsa di soya e wasabi.

そうめん (Sōmen): un tipo di pasta bianca che ricorda i nostri spaghetti, una delle più sottili, meno di 1,3 mm a spaghetto. Solitamente viene consumata fredda accompagnata dallo tsuyu preparato con salsa di かつおぶし (Katsuobushi) scagliette di tonnetto striato secco, zenzero e myoga (altra qualità di zenzero) ma non viene disdegnata anche la sua versione calda, detta にゅうめん (Nyuumen) che visivamente assomiglia al ramen. Durante l’estate, in famiglia, tra amici e addirittura in alcuni ristoranti, si può consumare un tipo di sōmen molto famoso, forse più per il modo in cui deve essere mangiato che per la sua bontà, il Nagashi sōmen. Forse più un gioco che un pasto! Per poterlo consumare, viene messo su un vero e proprio canale artificiale in pendenza con tanto di curve, realizzanto con le metà di canne di bambù nel caso si disponga di un notevole spazio, oppure con versioni in plastica molto più piccole, da poter utilizzare tranquilamente su una tavola. I commensali provvisti di bacchete e una tazza in cui è contenuto lo tsuyu, dovranno riuscire a catturare il più velocemente possibile la pasta che una terza persona farà scivolare poco alla volta nel percorso. Questo prima che raggiunga la vaschetta di raccolta in fondo alla “pista”. Insomma un modo curioso e divertente per mangiare della pasta!

ひやむぎ (Hiyamugi): molto simili, anzi potremmo dire quasi identici ai sōmen, ma leggermente più spessi. Questi spaghettini bianchi di farina di frumento, sono un piatto tipicamente estivo perciò vengono consumati freddi e serviti accompagnati da alcune verdure in una scodella di acqua e ghiaccio. Come per i sōmen di volta in volta vengono intinti nello tsuyu anch’esso freddo. Essendo così sottili, prima della cottura, questa tipo di spaghettino è molto fragile. Per questo motivo lo troverete confezionato a fascette in modo da salvaguardarne la rottura. In alcune confezioni vengono inseriti degli spaghettini di colore diverso, tendenti al rosa, al marrone o altri colori e pur non avendo un gusto differente dalla versione bianca classica, conferiscono al piatto pronto da servire, un’aspetto più invitante e grazioso. Un piatto in grado di accontentare sia occhi che palato!

きしめん (Kishimen): sono una via di mezzo tra gli udon e gli Okinawa soba, simile alla nostra fetuccina ha una larghezza di 0.8 cm e uno spessore di 0,3 cm e presenta una superficie molto liscia. E’ uno dei piatti più famosi della città di Nagoya e viene servito in una zuppa di salsa di soya dal gusto non troppo forte e sulla superfice come contorno vengono aggiunti tofu fritto, nappa verde e scaglie di katsuobushi. Anche questo tipo di pasta può essere consumata come appena detto, in zuppa o a freddo, accompagnata da tsuyu e decorata da diversi contorni.

ほうとう (Hōtō): simile ai kishimen, questo tipo di pasta è molto più grossa e consistente. E’ un piatto caldo che viene servito in zuppa di miso assieme a diverse verdure di stagione. Una sua variante curiosa è l’Azuki-bōtō una zuppa di fagioli rossi che al posto del classico mochi (un impasto dolce ottenuto dal pestaggio di riso glutinoso) utilizza le tagliatelle Hōtō. Non è un piatto molto comune e al giorno d’oggi è possibile trovarlo solo in alcuni ristoranti della prefettura di Yamanashi, che lo hanno come piatto regolare nel loro menù. Una variante curiosa, insolita dal sapore misterioso, che non mi dispiacerebbe certo provare.

Curiosità:  焼きそば (Yakisoba), un piatto giapponese gustoso che si può consumare un pò ovunque, anche come spuntino tipo i takoyaki e l’okonomiyaki, durante fiere ed eventi. Contrariamente a quanto si possa pensare, per la sua preparazione non viene usata la Soba, ma un tipo di tagliatelle molto più simile ai Ramen dove viene utilizzata farina di frumento e non di grano saraceno. La pasta viene saltata con carote e cipolla tagliate a julienne, foglie di cavolo, per poi essere condita con una speciale salsa scura, densa e dolce, la otafuku. A cottura ultimata vengono aggiunte: alghe secche tritate, zenzero tritato, il  katsuobushi, e maionese.

琴の音で覚める~

久しぶりですね!(∪ ̄ ㋓  ̄∪)
先週の土曜日はイタリアの日じゃなくて日本のでしたよ。
マッサの泉協会のおがげで遠くて昔の日本の音を聞こえて覚められました。町屋井寿翔先生は6歳から琴を弾いています。すごいんじゃない?
先生は今日琴を弾いているの人が多くないと言いました。残念ですね!
昔日本中で貴人しか琴のけすてきな音を聞くことができませんでした。その楽器は韓国で中国で弾いていますが弾く方が違っています。その昔特音楽は特異語を話していて音符がなくて数があります。プレくトラム一枚なくて琴づめ四枚あります。琴の音がアーパのと同じそうですが私そう思いません。

土曜日は午前11時にふじやまジムに行って皆と一緒に畳で座りまして眠かったのに。あたしの前に着物を着てる美しい女性がいました。彼女の前にテブルがあってその上にすてきな琴がありました。三つの指で琴づめがあって指輪みたい。皆が息を詰めて音をだんだんよく聞こえてながら私は覚めまして聞きます。

Svegliarsi coi suoni del koto.

Sabato scorso, un sabato più giapponese che italiano. Grazie all’Ass. Izumi di Massa, ho potuto ascoltare, svegliarmi coi suoni di un Giappone lontano, antico. La Maestra Machiya Ijushō suona il koto dall’età di sei anni, un’incredibile passione, tanto bella quanto poco diffusa ai giorni nostri, così ci dice durante la presentazione. Il koto, uno strumento singolare che coi suoi infiniti suoni ha incantato i nobili di tutto il Giappone. Uno strumento dalle molteplici facce che viene suonato sia in Corea che in Cina ma in modi e con strumenti differenti. Questa musica antica, che parla una lingua tutta sua, fatta non di note ma numeri, suonata con tre “plettri” e non uno. Dicono che il suo suono assomigli a quello prodotto da un’arpa ma è vero quando a venire pizzicate sono solo determinate corde.

Sabato alle 11:00 di mattina, ancora assonnata da una vita un po’ sotto sopra, mi sono ritrovata seduta sui tatami della palestra Fujiyama assieme a molti altri. Davanti a me una bellissima signora in kimono, con un bellissimo strumento a corde posto su un tavolino davanti a se. Pollice, indice e medio con in dosso plettri d’avorio a mo’ di anello. Tutti trattengono il fiato, il suono si diffonde, io mi sveglio e  ascolto.

16 Settembre – “Giornata per gli Anziani”

敬老の日
Keirō no Hi

E’ dal 1947 che in Giappone si è deciso di dedicare una giornata del mese di Settembre al rispetto degli anziani. Nel 1966 il 15 Settembre viene riconosciuta come vera e propria Festa Nazionale e solo dal 2003 a oggi è stata definitivamente ufficializzata al terzo lunedì del mese. E’ una delle feste che più rispecchia e ti fa amare la cultura giapponese. Il rispetto degli anziani è uno degli aspetti della loro cultura di cui il Giappone può andare fiero al contrario del nostro, dove questa peculiarità è andata persa da diverso tempo e   sopravvive ormai, solo nel cuore di poche persone. E’ noto da sempre che la popolazione del Giappone sia una delle più longeve, e sono sempre di più gli anziani che riescono a raggiungere e superare i cento anni di età. Tutti i nonni del Sol Levante in questo terzo lunedì del mese, riceveranno la visita di figli e nipoti, che con estremo rispetto e amore vogliono ringraziarli per i consigli, i rimproveri, le risate che sono e saranno sempre per loro ricordi preziosi e dai quali trarre saggia ispirazione per il futuro. I nonni insomma vengono tenuti sempre in grande considerazione, quei vecchi saggi che ne sanno sempre una più del diavolo e che se ti sgridano anche se al momento non te ne accorgi mai, lo fanno per il tuo bene, affinchè tu possa insegnare a tua volta ai tuoi figli. Una giornata spensierata dedicata alla famiglia e accompagnata dai 饅頭 (Manjū), delle palline dolci di farina di riso e grano saraceno, ripieni da gustosa marmellata di fagioli di diverso tipo.

07 Luglio – “Tanabata”

Tanabata七夕
Tanabata

Oggi in Giappone si festeggia Tanabata, ovvero la settima notte. Il Tanabata ha origini cinesi o per meglio dire, lo ha la sua leggenda.

Essa narra che in tempi lontani lontani, una Dea di nome Orihime finì per innamorarsi di un umano Hikoboshi. Nonostante le loro origini nettamente differenti, i due si sposarono e non curanti delle conseguenze iniziarono a trascurare così anche i loro doveri. La Dea non tessette più gli abiti per gli Dei come aveva sempre fatto e l’umano trascurò i suoi raccolti e il bestiame di cui si era sempre preso cura.  L’ira del padre della ragazza fu tale da separarli con violenza in un attimo. I due non si sarebbero mai più potuti vedere, separati per sempre da quel fiume, la via lattea che il padre aveva aumentato in grandezza. Ma la Dea e il suo sposo, piansero così tanto e in modo così disperato, che il padre impietosito, acconsentì infine a concedere loro un incontro, la settima notte del settimo mese. Solo quell’unica notte quando la distanza che li separa va ad assottigliarsi.

Si dice che questa storia abbia fondamenti reali e che solo in seguito sia stata trasportata in ambientazione celeste. I due innamorati infatti in questo contensto, rappresentano due stelle del firmamento, Orihime è Vega mentre Hikoboshi, Altair. Due stelle separate dalla via lattea.

Lo riuscite a vedere il mio desiderio?

Lo riuscite a vedere il mio desiderio?

In questo periodo anche prima di Tanabata, le strade delle città vengono decorate con grandi stelle filanti colorate, si indossano gli yukata e si respira un’atmosfera allegra. La sera del 7 luglio poi, i giapponesi camminando per le strade, non possono che ammirare le bellissime e luminose lampade di carta arricchite da graziose decorazioni. L’usanza più particolare di questa bellissima notte, è quella di poter appendere i propri desideri, scritti sui 短冊 (Tanzaku) strisce di carta colorata, ai rami di bambù, il simbolo per eccellenza di Tanabata. I giovani e non solo, chiedono fortuna in amore e nello studio.

幸い、愛、元気になって来るように。
Saiwai, Ai, Genki ni natte kuru you ni.
In modo che arrivi felicità, amore e la salute.

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